La Riserva di Marina di Vasto può annoverarsi tra le ultime spiagge naturali e seminaturali d’Abruzzo, con un elevato significato relittuale e paesaggistico per l’esistenza di zone umide e salmastre.
La superficie della Riserva Marina d i Vasto coincide con la porzione d i ZSC (ex SIC IT7 140109) ricadente nel territorio del Comune di Vasto. La ZSC s i estende per 57 ha (lunga 3 Km e larga 180 m), d i cui una piccola porzione di superfice, quella a sud delTorrente Buonanotte, ricade nel Comune d i San Salvo.
I principali corsi d’acqua sono il Torrente Buonanotte e il Fosso San Tommaso, con aree deltizie depresse e libere, che spesso si ramificano alla foce, da cui si origina una successiva dispersione laterale del flusso idrico e inondazioni stagionali, dando vita a fitte formazioni vegetali igrofile, salmastre e dulciacquicole.
Ne deriva un sistema naturale molto complesso e chiuso, in cui tutte le relazioni presenti all’interno contribuiscono un equilibrio dinamico, fragile e articolato, dove la capacità di resilienza ai disturbi esteri è fortemente condizionata dalla conservazione della morfologia e dell idrogratia del luogo.
Le barriere antropiche interrompono i flussi e le mescolanze delle acque a volte cancellando in modo irreversibile la flora e la fauna che vi alloggiano. A Marina d i Vasto le principali barriere sono costituite dalle strade edifici, canalizzazione dei torrenti e loro cementificazione (Torrente Buonanotte). La buona qualità del corpo idrico e il mantenimento della funzionalità delle strutture mortologiche rappresentano un obiettivo fondamentale per la conservazione dell’intero ecosistema dunale.
Gli ecositemi dunali forniscono all’uomo beni e servizi insostituibili, chiamati “servizi ecosistemici” che possono essere cosi riassunti:purificazione delle acque, mantenimento dell’elevata biodiversità di flora e fauna, difesa dalle mareggiate e dagli agenti atmosferici per i territori interni, protezione e riduzione dell’erosione costiera, consolidamento della linea d i costa, funzione d i svago e ricreazione.
Sono ambienti che ospitano una grande varietà di comunità vegetali e animali, in una fascia di territorio compreso tra due continenti molto diversi fra loro: il mare e la terra. Le condizioni ambientali sono estreme e vi sopravvivono solo specie altamente specializzate e adattate, a volte esclusive. Alcune associazioni vegetali, infatti, sono esclusive di certi habitat e ciòè particolarmente vero per le comunità vegetali che colonizzano le dune.
Le specie psammofile (dal greco psammos-sabbia e filé amico) sono molto specializzate per questi ambienti estremi, dove le specie viventi subiscono forti stress. Non a caso la spiaggia è un ecotono e i severi fattori limitanti operano una drastica selezione che determina la sopravvivenza di fitocenosi altamente specifiche e di grande valore biologico. Basti pensare al forte vento che costringe e piante a d avere un portamento basso, a pulvino, e trasporta la sabbia che smeriglia i tessuti vegetali, l i sommerge e l i incrosta di salsedine.
Per questo motivo la vegetazione degli habitat costieri è specifica: la scomparsa di specie vegetali indica la distruzione dell’habitat e viceversa. I severi fattori ambientali che operano una drastica selezione sono principalmente dovuti all’elevata salinità, alla forte insolazione, alla scarsa disponibilità idrica e di nutrienti, all’azione del vento che trasporta i granellini di sabbia con conseguente azione abrasiva.
MINACCE
Alle naturali difficoltà si sommano quelle di origine antropica dette “minacce” che conducono a un degradamento degli habitat fino alla completa distruzione del’ ecosistema costiero. I principali problemi derivanti dall’azione umana nelle dune di Marina di Vasto riguardano la frammentazione del territorio a causa dei numerosi attraversamenti (36 individuati nel 2008), la presenza di numerose infrastruture (consumo di suolo), la diffusione di specie esotiche (riduzione della biodiversità), l’introduzione di sostanze tossiche rappresentato sia dal pattume che da diserbi chimici (degrado e distruzione ambientale).
Concorrono al degrado degli habitat varie e inopportune operazioni come sono le ripuliture sommarie della vegetazione, l’interramento degli stagni e della vegetazione retrodunale, l’alterazione dele aste torrentizie e dele loro foci, gli sbancamenti di sabbia, le luci notturne, i rimboschimenti con specie arboree estranee.